Il tuo tabù è la mia #famiglia – seconda rappresentazione

ALA Milano Onlus in partnership con il Comune di Milano Direzione Politiche Sociali e Cultura della Salute – Servizio Casa dei Diritti e la collaborazione con la fotografa Valeria Abis, presentano per la seconda volta la mostra: “Il tuo tabù è la mia famiglia“, venerdì 28 novembre dalle ore 10 alle ore 18 in via Edmondo De Amicis 10 – Milano

Progetto denominato “Il tuo tabù è la mia famiglia” è stato realizzato in occasione della giornata mondiale “Transgender Day of Remembrance” (evento di sensibilizzazione volto alla cittadinanza in ricordo delle vittime di transfobia e discriminazione) organizzata il 20 di novembre presso la Casa dei Diritti del Comune di Milano, dove è stata presentata ufficialmente la Campagna di sensibilizzazione di cui il progetto si fa promotore di (calendari, postcard e mostra fotografica). Successivamente al “lancio”, avvenuto, si sta valutando alcune possibilità di distribuzione dei calendari e delle postcard, nel frattempo oltre venerdì 09 novembre è in programma una terza rappresentazione della mostra all’interno della Casa dei Diritti del Comune di Milano che parte dal 09 al 13 dicembre.

Il progetto “Il tuo tabù è la mia famiglia” si rivolge alle persone transessuali e transgender, alle loro famiglie e al lavoro di sensibilizzazione ed informazione sui temi della transessualità, svincolandola possibilmente dalla “prostituzione“, dove è perennemente confinata. Spesso, infatti la conoscenza della realtà transessuale e transgender, è limitata, poco approfondita e fortemente influenzata da pregiudizi e stereotipi. Il progetto è stato realizzato, sul territorio milanese, in partnership con il Comune di Milano Direzione Politiche Sociali e Cultura della Salute – Servizio Casa dei Diritti, con la quale ALA Milano Onlus ha sviluppato un’intesa ed un pensiero comune su questi temi, condividendo alcune strategie in tema di pari opportunità. Quindi Vi invitiamo Venerdì 28 Novembre alle ore 10 alle ore 18 presso la Casa dei Diritti del Comune di Milano in via Edomondo De Amicis 10 alla seconda presentazione della mostra fotografica denominata “Il tuo tabù è la mia famiglia”. Non mancate.

 

Inferno burocratico #transgender – Intervista ad Antonia Monopoli

Inferno burocratico transgender: “Ora basta, il nuovo sesso venga riconosciuto prima dell’intervento chirurgico” di G.M.B.

Sono Valeria”. Ma è un uomo. Condannata una trans”. La notizia campeggia sulla homepage del blog dedicato al disegno di legge 405 (http://disegnodilegge405.blogspot.it/). E, in effetti, ne è la miglior sintesi. Perché lo scopo di questo disegno di legge è consentire alle persone transessuali di ottenere che il cambiamento di genere venga registrato dall’anagrafe prima che sia stata effettuata l’operazione chirurgica. Ne parliamo con Antonia Monopoli, una persona che conosce molto bene il problema. Per averlo vissuto direttamente (la sua pratica burocratica si è conclusa un anno fa) e perché lavora a Milano allo “sportello trans” della ALA Onlus che fornisce assistenza psicologica e per l’inserimento lavorativo a quanti affrontano il problema del riconoscimento della loro identità sessuale. Il caso di Valeria è quello di una persona trans che viene fermata a Lecce dalla polizia, nella zona “a luci rosse”, come riporta la cronaca de La Gazzetta del Mezzogiorno. I poliziotti le chiedono come si chiami, e lei risponde appunto “Valeria”. Ma dal controllo dei documenti risulta che il vero nome è un altro: “Gino Ciurlia”. Scatta la denuncia per falsa attestazione di identità a pubblico ufficiale. Qualche giorno fa la condanna a un anno di reclusione con la condizionale. Il paradosso è che avevano ragione tutti. Sia i poliziotti (l’identità era formalmente falsa), sia Valeria (che si considerava tale). Ad avere torto era, ed è, la legge. Chi decide di cambiare sesso deve seguite un percorso (predisposto dall’Onig, Osservatorio nazionale sulle identità di genere) che prevede un periodo iniziale di indagini ormonali e psicologiche. Quando questi esami (mediamente in due anni) si concludono, viene elaborata una relazione che va al tribunale di residenza. Poi c’è l’operazione chirurgica. E solo dopo che è stata compiuta la pratica per il cambio all’anagrafe può essere avviata. Da quel momento in poi possono passare anche altri cinque anni. Antonia Monopoli parla di una “vita d’inferno”, segnata da enormi problemi pratici e da continue umiliazioni: “Vai a votare e l’addetto al seggio, dopo aver controllato i documenti, ti ordina di metterti in fila assieme agli uomini. E quando cerchi un lavoro, ti ritrovi a dover rispondere ad autentici interrogatori sulla tua vita condotti da impiegati delle agenzie interinali”. Che spesso, tra l’altro, non risolvono il problema. Il caso di Valeria è particolarmente emblematico anche per il luogo dove si è consumato il reato: una zona a luci rosse. Perché la prostituzione in molti casi è davvero l’unica possibilità di lavoro per quanti, in attesa che la burocrazia faccia il suo corso, non riescono a trovare un’occupazione a causa dell’incertezza burocratica sul loro genere sessuale. Un percorso crudele e sostanzialmente inutile. I sostenitori della nuova legge fanno notare che dopo la conclusione delle analisi psicologiche e ormonali è già tutto chiaro. Si tratta semplicemente di prenderne atto. Un adempimento per il quale non è necessario l’intervento del giudice: dovrebbe essere sufficiente una comunicazione al prefetto. Ma nel disegno di legge c’è anche un’altra riforma molto rilevante. Riguarda “chi alla nascita presenta condizioni congenite nelle quali lo sviluppo del sesso cromosomico, gonadico o anatomico è atipico”. Si tratta dei casi di quei bambini che nascono con caratteristiche anatomiche che rendono il sesso incerto. “Oggi – spiega Antonia Monopoli – è il medico, subito dopo la nascita, a decidere come regolarsi.Gli interventi chirurgici sono quasi immediati, col risultato che in molti casi dà al neonato un sesso diverso da quello che poi crescendo sentirà come suo”. Il disegno di legge prevede invece che il neonato“ non può essere sottoposto a trattamenti medico-chirurgici per l’assegnazione di caratteri sessuali di un solo sesso, tranne che vi siano pericolo di vita o esigenze attuali di salute fisica che escludano la possibilità di rinviare l’intervento”.Il senso della norma è evidente: “A scegliere – dice Antonia Monopoli – deve essere la persona direttamente coinvolta e nessun altro deve poter decidere per lei. Questa consapevolezza, poi, può arrivare a età diverse. Io già 7 anni sapevo che mi era stato attribuito il sesso sbagliato. Per altri la consapevolezza arriva con la pubertà. Di certo non può essere un medico a decidere per un bambino appena nato”. La nuova legge prevede che “la modificazione dell’attribuzione di sesso della persona minore d’età è autorizzata dal giudice tutelare”.
Fonte dell’intervista: Tiscali Cronaca 

#Trans Freedom March – Intervista ad Antonia Monopoli

Transgender, il movimento chiede il diritto alle generalità “congruenti
In occasione della quindicesima giornata in memoria delle vittime di transfobia, il movimento transgender chiede l’approvazione del ddl 405, che prevede la rimozione dell’iter chirurgico dai requisisti per il cambio di genere. A Torino, più di trecento persone in marcia per le vie del centro. Ma sono le identità ad essere difformi o la burocrazia che è sadicamente inadeguata? Potrà sembrare pura accademia, ma proprio su questo oggi si gioca il destino di milioni di transgender in tutto il mondo. Secondo le statistiche, nella sola Italia ne vivono almeno cinquantamila: si tratta in realtà di una stima al ribasso, che tiene conto soltanto di quanti, in seguito a un intervento, hanno chiesto a un tribunale la rettifica dell’attribuzione di genere. Agli altri tocca convivere con il cosiddetto documento “non congruente”; “che, in termini pratici, si traduce in una vita di inferno” spiega Antonia Monopoli dello sportello trans ‘Ala’ di Milano. “Vai a votare e invece che al reparto femminile ti spediscono a quello maschile. Gli uffici di collocamento e le agenzie interinali fanno fatica a presentarti alle aziende, così come quelle immobiliari non riescono a trovarti una casa. E alla fine ti ritrovi con la prostituzione come unica opzione, rinforzando ulteriormente lo stereotipo che ci vorrebbe tutte sul marciapiede”.

È per questo che sabato 22 novembre nella quindicesima giornata per la memoria delle vittime di transfobia è stata declinata dalla comunità transgender come un’occasione per chiedere l’approvazione del disegno di legge 405, che rimuove l’iter chirurgico dai requisiti per il cambio di genere. “La maggior parte dei problemi che ci vengono segnalati riporta a questa questione” continua Monopoli. “Se una trans ci chiede aiuto per uscire dal giro della prostituzione, facciamo fatica a trovarle un lavoro perché sui suoi documenti c’è il nome di un uomo. Idem se per proteggerla dobbiamo cercarle una nuova sistemazione. E chi un lavoro ce l’ha spesso deve fare i conti con le vessazioni, come i superiori che ti costringono a utilizzare il bagno degli uomini”.

Anche Monopoli racconta di essere transitata per le vie della prostituzione, prima di uscirne grazie al supporto dell’associazionismo transgender milanese. Sabato pomeriggio 22 novembre era a Torino, scelta quest’anno come città pilota per la manifestazione: insieme ad altre trecento e più persone ha sfilato fino a piazza Castello, dove una delegazione di attiviste ha acceso, come ogni anno, una fila di candele a formare la scritta “Tdor“, acronimo di Transgender day of remebrance. La prima volta accadde ad Allston, nel Massachussets: era il novembre del 1998 e in 250 si riunirono in una marcia spontanea in memoria di Rita Hester, una transessuale afroamericana che era appena stata uccisa con venti coltellate al petto. Il Tdor nel frattempo è divenuto una ricorrenza internazionale, celebrata in duecento paesi nel mondo; ma se si escludono nazioni come l’India e il Bangladesh, che hanno appena introdotto una terza definizione di genere, quasi ovunque la comunità trans è ferma all’abc dei diritti civili. Secondo il Dsm (manuale diagnostico dei disturbi mentali), ancora oggi trasngenderismo è sinonimo di “disturbo di identità di genere” (dig), una patologia che causerebbe “un disagio clinico persistente o problemi nell’area occupazionale, della socialità o in altre importanti aree funzionali”.

Di problemi occupazionali, in effetti, ne sa qualcosa Anita Palladino, presidente dell’Associazione trans Napoli. Per oltre vent’anni è stata un appuntato della Guardia di finanza, finché nel 2011, a 44 anni, ha deciso di venire allo scoperto. “Per me – ricorda – i problemi sul lavoro sono iniziati allora; ed è stato proprio il Dsm a portarmeli. Con i colleghi non ne ho mai avuti: tutti sapevano che mi piacevano gli uomini, perché nascondere una cosa del genere, in un corpo militare, è pura follia. Io nel corpo ho avuto grandi amici: ci punzecchiavamo a vicenda, c’era un gran cameratismo. Finché nel 2011 ho iniziato a sentire il bisogno di liberare sul serio la mia anima. Ed è a quel punto che tutto è precipitato”. Quando espone la sua situazione ai vertici del corpo, Anita si vede recapitare una diagnosi di Dig e viene dichiarata inabile al lavoro. “Mi hanno riconosciuto una residua capacità lavorativa – ricorda – offrendomi la ricollocazione ‘a impegno fisico moderato’ in un ufficio del Ministero delle finanze. È la stessa procedura prevista per gli invalidi; ma io sarei in grado di tornare di pattuglia anche domani ed è esattamente quello che intendo fare.Per questo ho fatto ricorso al Tar; e quando me lo hanno rigettato mi sono rivolta al Consiglio di stato, che a breve dovrà pronunciarsi sulla vicenda”.

Nel frattempo, è dalle pubbliche amministrazioni che qualcosa potrebbe iniziare a muoversi: Ilda Curti, assessore alle Pari opportunità della città di Torino, spiega che il Comune avrebbe appena accolto una proposta del coordinamento Torino Pride, in modo da dare ai dipendenti pubblici la possibilità di declinare il genere, su badge e cartellini, secondo il proprio sentire. “La legge sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni – spiega Curti – impone a chi lavora a contatto con il pubblico di avere il proprio nome ben visibile su un cartellino. Quello che stiamo studiando è un semplice accorgimento per evitar loro il disagio di esibire un nome maschile su un corpo femminile, o viceversa. Anche l’Università di Torino si è già mossa in questo senso con gli studenti. Noi in realtà non sappiamo ancora se qualcuno dei nostri dipendenti abbia questo tipo di necessità; ma offrir loro un’opzione è un semplice gesto di civiltà”.

Fonte dell’articolo: Redattore Sociale 

Trans freedom march tdor2014


Documento politico Tdor 2014. Trans Freedom March.

Come ogni anno il 20 novembre celebriamo il Transgender day of Remembrance, ricorrenza in cui si ricordano le vittime della transfobia.

Quest’anno vogliamo dedicare il TDoR a due persone che non ci sono più, Nicole e Valentina, due donne trans precocemente scomparse per circostanze tristi della vita. Per loro la violenza transfobica si è scatenata dopo la morte: Nicole è stata seppellita dalla famiglia in abiti maschili e Valentina è stata ricordata nei manifesti funebri col nome da uomo. La mancanza di una legge che riconosca l’identità delle persone transgender ha permesso che le famiglie calpestassero la dignità di queste due donne. Neanche da morte hanno avuto diritto di essere ricordate per come si sentivano e come vivevano.

Chiediamo da tempo che la legge sul cambio di sesso venga modificata e riconosca, come in molti paesi europei, anche i diritti di quelle persone che non arrivano all’intervento chirurgico sui genitali ma vivono comunque la loro vita nel genere d’elezione.

Qualche giorno fa abbiamo inviato una lettera al presidente del consiglio e del senato sollecitando l’avvio dell’iter di discussione dei ddl depositati su tale argomento.

E mentre chiediamo leggi che garantiscano l’uguaglianza continuiamo a batterci per i diritti di tutt@ alla propria diversità, anche rispetto all’identità di genere. In questo scena sociale e politica abbiamo deciso di calare il TDoR di quest’anno e abbiamo deciso di connotarlo con una marcia, per ricordare a gran voce le persone trans che sono state uccise per crimini d’odio. Con la Trans Freedom March vogliamo portare per le strade e nelle piazze la nostra visibilità contro vecchi e nuovi integralismi.

Vi invitiamo ad aderire e promuovere l’evento
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Sabato 22 Novembre 2014 
ore 16.30
Piazza Vittorio Veneto
Il Coordinamento Tans Sylvia Rivera
per sapere maggiori informazioni:
Coordinamento Torino Pride
invia adesione:  segreteria@torinopride.it

Storie #Transgender – L’Altro Martedì – prima tra(n)smissione

L’Altro Martedì la trasmissione di cultura ed informazione omosessuale e transgender di Radio Popolare QUESTO Martedì 11 novembre 2014 dalle ore 21 alle 22. Antonia Monopoli curatrice della rubrica “Sguardi Trans” ,vite di persone transessuali e transgender, intervista Sabrina Andreina Pilato. L’Altro Martedì, tutti i martedì dalle 21.00 alle 22.00 . Radio Popolare 107.600 Mhz, su satellite Eutelsat Hot Bird 8, 13° est, 11.541Mhz, polarizzazione verticale www.radiopopolare.it.

Antonia – Milano Pride 2014

Il 28 giugno del 2014 sul territorio di Milano come ogni anno, il Coordinamento Arcobaleno di Milano e provincia ha organizzato oltre alla Pride Week, la parata del Pride. Come ogni anno negli ultimi anni, anche quest’anno Antonia Monopoli responsabile Sportello Trans ALA Milano Onlus è stata la portavoce trans del Milano Pride 2014. Qui di seguito potete leggere e vedere il suo intervento effettuato dal palco: Sono qui per parlare della situazione delle persone trans in Italia, una responsabilità e un onore per me. Oggi la persona transessuale è prima di tutto “utente”, che si rivolge a strutture convenzionate, andrologi, psicologi e psichiatri per avviare il percorso di transizione. Poi diventa “assistito” di un qualche avvocato che dovrà accompagnare a più udienze per le istanze di autorizzazione all’intervento chirurgico di cambio di sesso e successivamente di rettifica dei dati anagrafici. Poi è “paziente” di medici chirurghi non sempre sufficientemente competenti. In tanti parlano al posto delle persone in transizione: psicologi, giuristi, avvocati, endocrinologi, andrologi, chirurghi, giornalisti, ma nei fatti le persone transessuali che parlano di sé, sono pochissime perché oggi, in Italia, dirsi transessuale significa perdere il lavoro, non riuscire a trovare una casa in affitto, rischiare di perdere gli affetti, venire additati, essere sottoposti a mobbing, dover essere i migliori per essere trattati come mediocri. Oggi, in Italia a denunciare lo stato di transessualità delle persone è lo stato stesso, che nega la possibilità di cambiare i documenti quando la persona lo desidera e che costringe ad anni di inevitabile stigma, che ormai fa parte di quella moderna via crucis, fatta di stazioni predeterminate scandite da perizie, sentenze e liste d’attesa, che porteranno alla rinascita della persona nei panni dell’altro sesso. La condizione delle persone transessuali in Italia oggi è di persone oppresse ed io ma non solo io, anche tutto il movimento trans italiano ha deciso di sostenere il disegno di legge 405, di cui potete trovare i dettagli su disegnodilegge405.blogspot.it perché questo DDL si prefigge lo scopo di eliminare le due più grandi oppressioni che colpiscono le persone transessuali ed intersessuali: l’impossibilità di autodeterminarsi nel nome e nel sesso scegliendone uno coerente al proprio aspetto ed il mancato divieto di intervenire chirurgicamente sul sesso dei bambini neonati nati con genitali atipici. Il documento politico del pride cita donne, migranti, diversamente abili, lavoratori precari e sfruttati, credenti di minoranze religiose, giovani e studenti, famiglie arcobaleno quali soggetti che più facilmente rischiano di essere discriminati, specialmente nel mondo del lavoro e soprattutto in questo periodo, perché nei periodi di crisi i “lavoratori desiderabili” abbondano. Le persone transessuali, per prime, sono vittime di pluridiscriminazioni, specie se appartengono anche ad una delle categorie citate, faticano a trovare lavoro, sono costrette ad accettare lavori poco desiderabili o a condizioni inaccettabili, faticano a trovare una casa o a terminare gli studi, stentano ad inserirsi nel contesto sociale e politico, non avendo alcuna legge che le tuteli. La possibilità di cambiare identità quando lo si ritiene opportuno significherebbe non dover dare spiegazioni ogni volta che ci si trova a mostrare un documento, significa poter trovare un lavoro con la stessa difficoltà degli altri, significa poter emettere fatture senza doversi giustificare, significa poter considerare l’idea di tenersi quel corpo che la legge vuole vedere adeguato a canoni sessisti così com’è, significa iniziare a parlare della transizione come un percorso di liberazione da maschio o da femmina a sé stessi e non come passaggio da un sesso all’altro, senza che ci sia l’obbligo di sottoporsi a interventi chirurgici di cambio di sesso. Finché sarà lo stato a denunciarci come transessuali ogni volta che mostriamo un documento, permettendo alle persone transfobiche di indentificarci ed escluderci, finché non ci sarà alcuna legge a tutela delle persone trans* che “non passano” e finché le persone intersessuali saranno operate coattivamente ai genitali saremo tutti più concentrati a condurre un viaggio verso l’inivisibilizzazione che verso la liberazione. Intervento dal palco: Milano Pride 2014
Questo intervento è un’estrapolazione de La condizione trans in Italia oggi  di Michela Angelini
 

PRIDE WEEK – CRISALIDI

In occasione della Pride Week il Gruppo Varco (Gruppo di Valorizzazione Comunità LGBT della Comunità Valdese di Milano) in collaborazione con lo Sportello Trans di ALA (Associazione Lotta Aids) Milano Onlus, alle ore 19.30 presso la Casa dei Diritti del Comune di Milano in via dei Fabbri Milano, propongono una serata di approfondimento sui temi del transessualismo e della transfobia, presentando il film-documentario “Crisalidi” di Federico Tinelli. Al termine della proiezione avrà luogo un dibattito sul film condotto da Antonia Monopoli responsabile Sportello Trans, Alessandro Andò e Katia Zecchin coordinatori del Gruppo Varco. Con il Patrocinio del Comune di Milano. L’evento è ad ingresso libero. Sinossi: “Milano. Cinque persone, cinque trans, Monica, Antonia, Giorgio, Lorena e Nicole, raccontano la propria esperienza di vita, da un punto di vista inconsueto e intimo. La telecamera, mai fissa, dipinge una serie di ritratti dando libero sfogo alle emozioni, alle paure, alla rabbia, ai sogni. Impone la realtà, anche quando è scomoda, restituendo la complessità e l’eterogeneità di un universo così vasto, come quello delle persone Trans*, e l’eroicità della loro lotta quotidiana. Crisalidi è anche il ritratto di una città confusa e frammentata che fatica a accogliere i suoi abitanti pur fingendosi moderna e cosmopolita. Ne emerge, disorientante, uno spaccato di vita e di esistenza lontano dai preconcetti di trasgressione, prostituzione e spettacolarizzazione che solitamente i media accompagnano alla realtà trans”. Vincitore del Tekfestival di Roma 5° edizione; vincitore del Novara Film Festival 2005 “miglior documentario”

Evento in collaborazione con Milano Pride
Evento creato su facebook: clicca qui 

Miss Trans Lombardia 2014

Ogni anno a Milano si organizza Miss Trans Lombardia. L’iniziativa vuole essere una vetrina di splendide fanciulle che hanno raggiunto il proprio modello di femminilità, la propria emancipazione attraverso la stessa, nonostante le grandi difficoltà che la vita pone quotidianamente ad ognuna di loro, come se per ogni fanciulla il raggiungimento della propria femminilità è un obbiettivo di riscatto sociale, culturale e politico che durante la passerella dell’iniziativa chiedono un riconoscimento in una società in cui a volte non le vuole riconoscere come donne. L’iniziativa sarà organizzata Domenica 22 giugno ’14 alle ore 22.30 presso la discoteca Nuova Idea in via de Gasperi  14 – Corsico. Quest’anno Antonia Monopoli  responsabile dello Sportello Trans ALA Milano è stata inviata dal direttore artistico Adriano Ferro come giuria d’onore, mentre la presentatrice Sofia Mehiel le ha proposto di essere da guida per le elette Miss Trans Lombardia 2014 nelle iniziative sociali, culturali e politiche a tematica lgbt. Antonia Monopoli in collaborazione con il Coordinamento Arcobaleno TLGB di Milano e provincia, ha già in programma di invitarle a partecipare in alcune iniziative a tematica trans durante la Pride Week che si terrà a Milano dal 23 al 29 giugno, e a partecipare anche alla parata del Milano Pride 2014 in rappresentanza del mondo trans.

Per maggiori info evento creato su facebook: Miss Trans Lombardia 2014  

Documentario – ANTONIA

Come tutti gli anni anche quest’anno dal 19 al 23 giugno ’14 ci sarà il 28° Festival Mix Milano di Cinema GayLesbico e Queer Culture presso il Teatro Strehler Largo Geppi  1, raggiungibile con MM Lanza linea verde. All’interno della rassegna cinematografica ci saranno molti film e documentari a tematica gay, lesbica e trans, tra cui venerdì 20 giugno all’interno della sala “Scatola Magica” alle ore 21.40 sarà proiettato per la primissima volta sul territorio europeoAntonia” del regista svizzero Dimitri Singerbergen (Italia 2014 – 30 minuti). Il film documenta la vita quotidiana di Antonia Monopoli Neo Donna Transgender 40enne, responsabile dello Sportello Trans di ALA Milano e le attività che conduce all’interno della sede di ALA Milano Onlus, il raggiungimento di un riconoscimento giuridico, la consapevolezza di essere una donna diversa dalle donne nate donne. Dimitri, un giovane autore, realizza un documentario-ritratto intimo su di lei. Inaspettatamente tra i due s’instaura un rapporto profondo di amicizia e complicità che coinvolge Dimitri nel film e gli permette di scoprire aspetti curiosi di Antonia, una donna che si sente sentimentalmente sola.

Per saperne di più: 28°Festival Mix Milano
rassegna: Antonia  

7a Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, la Lesbofobia e la Transfobia

Organizzata da Libera la Cultura.

Sabato 17 Maggio 2014 presso l’Auditorium di Zona 3, via Valvassori Peroni 56, Milano. Ingresso gratuito

Programma:

Inizio evento ore 17.30
Presentazione e saluti delle Associazioni e dei rappresentanti delle Istituzioni invitati.

Proiezione ore 17.45
Proiezione del film “Le lesbiche non esistono” di Laura Landi e Giovanna Selis

Al termine del film ci sarà una conferenza con dibattito con gli ospiti:
le registe del film: Laura Landi e Giovanna Selis
La cultura pop in salsa lesbica: Milena Canovacciuolo
la responsabile dello Sportello Trans ALA Milano Onlus: Antonia Monopoli

Exhibition:
Identità del mondo L.G.B.T.
progetto a cura di Antonio Aiello e Lavì Abeni

Associazioni partner:
Algo mas Libera la Cultura
PoliEdro
Skyinbox
Monkey Factory
GayStatale Milano
B.E.St Bocconi

Credit foto: L’Huffington Post

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