Progetto fotografico “Dysphoria”

“Cosa significa essere transessuali, o meglio transgender, e cosa cercano queste persone? Il comportamento sessuale, così tanto discusso dalla società, seppur strettamente connesso, ha un ruolo secondario, perché non è questo, bensì la ricerca di una propria identità di genere diversa da quella “prescelta alla nascita“, a spingere queste persone a fare tanto e a subire tutte le conseguenze delle loro scelte, pur di sentirsi bene con se stesse. Sentirsi bene nel proprio corpo e nella propria psiche, che non sentono loro, ma che non possono restituire al mittente come fosse un regalo non gradito.”

Queste sono alcune delle motivazioni alla base del progetto fotografico di Daniele Vannini dal tema “Dysphoria, un progetto che prende forma grazie alla collaborazione di Antonia Monopoli, responsabile dello Sportello Trans ALA Milano.

Daniele, fotografo trentenne della provincia milanese, utilizza il mezzo fotografico per conoscere, vivere e raccontare quelle realtà che spesse vengono additate dalla società come immorali, pericolose, scomode, utilizzando l’empatia e la curiosità come strumento primario per il suo lavoro.

Daniele immagina, e scrive: “Mentre Antonia mi parla, tento di immaginare come sarebbe se fosse toccato a me, se fossi stata femmina in corpo di maschio. Vedermi allo specchio e non riconoscermi. Io, estranea per me stessa. Io, imprigionata in una pelle che vorrei strappar via. Sentirmi da sola e non volerci credere, pensando “non è vero, è solo un momento e passerà“. Ma non passa, anzi, si fa sempre più forte e impossibile da ignorare. Mi nascondo, per tentare di essere me stessa. Mi trucco, mi vesto come qualsiasi altra donna, mi atteggio come qualsiasi altra ragazza, lontana dagli sguardi del mondo, non per farmi ammirare, ma per scappare nel mio vero io, almeno per un momento. Sono spicchi di me stessa, briciole di libertà gelosamente celate, attimi vitali come l’aria. Ma come tenere nascosta quella che sono al resto del mondo per sempre? Come convivere con questa pelle, come accettare di vivere veramente solo per qualche ora al giorno, chiusa in queste quattro mura? E allora prendo una scelta, inizio il mio percorso, la mia trasformazione, e alle difficoltà se ne aggiungono altre. La famiglia che non capisce, la società che giudica e prende di mira, il lavoro perso perché “nessuno vuole sul posto di lavoro una specie di clown, tanto più se é frocio“. E non trovando altro, con lo stomaco che pretende di mangiare, faccio quello che non avrei mai immaginato di fare, vendendo quello che di più caro ho: me stessa.  Prostituisco quello per il quale ho lottato e subito tutto quanto. Mi prostituisco in nome della mia libertà, che chiede il conto e mi fa perdere l’amore, la stima per quella che sono. Depressa, sola, spaventata. Finché, un giorno, prendo in considerazione l’idea di dire Addio a tutto e a tutti. E forse, un giorno…sarà troppo tardi.”

Attualmente Daniele lavora con due ragazze impegnate nel loro percorso MtF conosciute grazie ad Antonia, ma desidera entrare in contatto con altre persone da inserire nel progetto. La ricerca è rivolta sia a persone MtF che FtM, senza limiti d’età o di nessun altro tipo. Per chi fosse interessato/a, o semplicemente volesse ricevere ulteriori informazioni mail: danivannini@gmail.com