Comunicato stampa: Parlando Tra Le Nuvole

In occasione dalla Giornata della Memoria delle Vittime della Transfobia, il Transgender Day of Remembrance, celebrato in tutto il mondo il 20 di novembre, il Municipio 6 del Comune di Milano presenta, presso lo Spazio Seicentro di Milano, la proiezione del documentario/interviste:

diretto da Georgia Garofalo e Paola Francesca Arpone.
Ingresso libero, lunedì 20 novembre ore 21 presso
Spazio Seicentro piazza Berlinguer – via Savona 99 Milano

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Il documentario è dedicato alle rispettive esperienze di vita e lavoro di Antonia Monopoli MtF/Male to Famale, peer educator – responsabile Sportello Trans per Ala Milano Onlus, e Gianmarco Negri FtM/Female to Male, avvocato civilista e penalista – attivista LGBTQI , consulente per le pratiche riguardanti percorsi di transizione.

L’intervista, unica nel suo genere, raccoglie le testimonianze di una MtoF e un FtoM, senza filtri e costruzioni, lo spettatore viene catapultato in una chiacchierata fuori dai denti con due persone che hanno sofferto e lottato per la libertà di essere sé stessi.

Le parole di chi “ha trovato il suo percorso”, ci mostrano come sia possibile per tutti uscire dal dolore, dal buio dell’inconsapevolezza per arrivare alla visualizzazione del proprio io interiorizzato e ostracizzato dalla binaria società italiana.

Questo video è un’ occasione davvero rara e preziosa per trovare il dialogo con realtà apparentemente lontane dal vissuto comune, dove l’orientamento sessuale non è importante, importa solo arrivare a sovrapporre l’immagine che ognuno ha di sé , con l’immagine riflessa nello specchio.

In fondo chi può dire di non essere in eterna transizione?

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“Stavamo fotografando i/le ragazzi/e per la Mostra
parlando con loro per avere delucidazioni sul percorso di transizione, domande semplici – dice la fotografa
Georgia Garofalo – che hanno trovato risposte complicate…Le loro risposte ci hanno cosi appassionato che non potevamo lasciarcele sfuggire…”

Da questo semplice input nasce PARLANDO TRA LE NUVOLE, opera prima di Georgia Garofalo e Paola Arpone con il contributo ai testi di Zelia Zbogar e il montaggio video
di Daniela Federico.

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Presenzieranno all’evento i due protagonisti Antonia Monopoli e l’Avv. Gianmarco Negri e la Dott.ssa Stefania Bonadonna, Medico Chirurgo, Specialista in Endocrinologa,  Coordinatore gruppo di lavoro AME sulla Disforia di Genere .

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La mostra fotografica
presente tra le esposizioni programmate per il 2018 presso lo Spazio Seicentro, presenta una selezione di 10 ritratti allegorici di modelli transessuali Male to Female e Female to Male realizzati su uno sfondo azzurro coperto di nuvole. Il progetto vuole rappresentare un’immagine diversa e allegorica di vite troppo spesso raccontate con parvenze denigranti dai mass media. Parte integrante dell’esposizione è il video-arte proiettato in sottofondo. Nel video i modelli hanno modo di dar voce alla loro parola avvolgendo lo spettatore nella loro stessa emotività.

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PAOLA ARPONE – ENOPRA ALOAP

Paola Francesca Arpone nasce a Milano. Intraprende sin da giovanissima la carriera fotografica collaborando con Oliviero Toscani, Guido Harari, Giuseppe Pino, Pino Guidolotti e altri, al SuperStudio 13 di Milano dove lavora come assistente fotografa. Dal 1997 diventa fotografa professionista. Ha pubblicato su riviste e quotidiani come Style, Class, Panorama, Il Corriere della Sera, Io Donna, La Repubblica e altri. Ha anche collaborato con case discografiche ritraendo artisti come Tiziano Ferro, Paolo Nutini, Arisa, Giuliano Palma e Cristina Donà. Come fotografa pubblicitaria e corporate ha lavorato con diverse agenzie e compagnie quali Leo Burnett, Ebehard e Virgin Radio.

GEORGIA GAROFALO – OLAFORAG AIGROEG

Georgia Garofalo nasce a Milano. Finiti gli studi alla Scuola Del Fumetto di Milano, approda, nel 2005, all’Atelier Quattordici- Grafica Upiglio 22205 dove si appassiona all’arte incisoria e nel quale lavorerà per un breve periodo come stampatrice qualificata, in quei anni con l’appoggio di stampatori noti come Daniela Lorenzi e Daniele Upiglio partecipa  a  mostre  collettive  come  “13×17 www.padiglioneitalia” a cura di Philippe Daverio & Associati mostra itinerante tutt’ora riproposta in tutta Italia, e “Corrispondencia” a cura di Helena Freddi – Centro Universitario Belas Artes de Sao Paulo du Brasil, Daniela Lorenzi.Inizia così il suo percorso artistico, continuerà a lavorare con le immagini presso laboratori fotografici come stampatrice fotografica e fotografa. Attualmente lavora come freelance collaborando con studi fotografici, privati, agenzie di eventi ed enti regionali, quali Alto Adige-Sud Tirol (Expo2015), e stampatrice calcografica presso A14.

INFO

Spazio Seicentro
Piazza Enrico Belinguer via Savona 99
Milano Tel 02 8844 6330

Ph. Georgia Garofalo
Cell: 3334895831
e-mail:georgia_garofalo@virgilio.it

 

Disforia di Genere: AME crea una rete nazionale di supporto

Oggi a Milano il convegno “TransAME: Trattiamo il genere” Ribadita la creatività dell’endocrinologo nel percorso di transizione dall’aggiornamento 2017 delle linee guida dell’endocrine society

“La disforia di genere (DIG) è una condizione in cui la persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico: uomini che si sentono donne o donne che si identificano nel genere maschile, spiega Stefania Bonadonna, endocrinologo e coordinatore del gruppo di lavoro AME, sulla disforia di genere. Si stima che siano in questa condizione 1 su 10-12.000 maschi e 1 su 30.000 femmine per circa 5.000 persone in Italia”.

Per comprendere il mondo della disforia di genere si tiene oggi a Milano il convegno “TRANS-AME: trattiamo il genere” promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi con il Patrocinio del Comune di Milano. I problemi delle persone transessuali saranno oggetto di riflessione non solo dal punto di vista medico ma anche dei diritti negati, dello stigma, dei pregiudizi, della comunicazione dei media, del rapporto con il mondo del lavoro, ecc. ecc. coinvolgendo non solo medici endocrinologi ma anche altri specialisti, giornalisti, avvocati e una rappresentanza di chi vive questa condizione, per un confronto che arricchisca le conoscenze scientifiche, cliniche e umane.

“Questo convegno è ormai un appuntamento ricorrente su questa branca dell’endocrinologia e un obiettivo che ci eravamo prefissati dopo la creazione di un gruppo di lavoro specifico sulla disforia di genere al nostro interno, continua Vincenzo Toscano, Presidente AME. Gli endocrinologi svolgono, anche secondo le nuove linee guida 2017 dell’Endocrine Society1, un ruolo centrale all’interno del team multidisciplinare che segue il percorso di transizione; abbiamo sul territorio nazionale una rete di professionisti endocrinologi che hanno acquisito esperienza nel trattare i problemi legati alla disforia di genere. La finalità principale del gruppo di lavoro è creare una rete endocrinologica esperta con almeno un centro per regione che, attraverso una formazione specifica, possa diventare un punto di riferimento dove le persone trans possano trovare risposte a 360 gradi. Inoltre, insieme alle associazioni trans vogliamo sensibilizzare le Istituzioni perché possano essere trovate soluzioni alle problematiche che queste persone si trovano continuamente ad affrontare dal punto di vista medico-clinico e sociale”.

“Avere almeno un centro di riferimento a livello regionale, continua Stefania Bonadonna, dove le persone trans possono trovare un team completo con le competenze di tutti gli specialisti del team multidisciplinare come ginecologo, psicologo, urologo, chirurgo ma anche infermieri e operatori sanitari, è importante anche per far fronte al grave problema dell’automedicazione. Infatti, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine2, il 25% delle donne trans si autoprescrive la terapia ormonale procurandosi i farmaci su internet. Il passaparola, informazioni trovate online e terapie fai da te sono molto pericolose perché fatte senza alcuna consulenza medica e fuori dagli opportuni controlli periodici necessari. Qualsiasi intervento, dalle terapie ormonali agli interventi chirurgici deve essere fatto con la piena consapevolezza di cosa comporti il percorso di transizione, soprattutto perché si tratta di terapie mediche e chirurgiche irreversibili”.

“Inoltre, qualunque cura o intervento chirurgico ha possibili effetti collaterali tanto più se mirato ad una trasformazione che il corpo umano non prevede. In Italia non esistono studi sugli effetti a lungo termine della transizione e in generale, anche gli studi fatti in altri paesi, sono spesso insoddisfacenti per il numero esiguo di pazienti anche a causa della mancanza di fondi. Secondo una ricerca pubblicata sull’ European Journal of Endocrinology3 e condotta su 966 donne trans e 365 uomini trans in cura ormonale con un follow-up mediano a più di 18 anni, l’uso di testosterone in uomini trans non porta ad un aumento della mortalità generale e della mortalità per cause specifiche rispetto alla popolazione generale. Per le donne trans la mortalità è circa del 50% più alta rispetto al resto della popolazione ma non per cause legate agli ormoni, portando alla conclusione che le terapie ormonali sembrano essere sicure a lungo termine ma ci sarebbe bisogno di ulteriori studi di approfondimento. Un dato invece risulta essere determinante: l’auto-accettazione e l’accettazione da parte dei familiari e amici è molto importante per il benessere psico-fisico delle persone trans, quando questa manca vi sono ricadute sulla salute e si registrano alti tassi di depressione e suicidio. Da questo punto di vista gli sportelli trans svolgono un ruolo davvero essenziale offrendo sostegno, supporto e assistenza per affrontare le questioni legate alla transizione e alla vita quotidiana, nonché consulenza psicologica e counseling per parenti e amici di persone transgender”, conclude Bonadonna.

In conclusione, da un punto di vista medico c’è ancora tanto da conoscere su questa condizione: e di questo si ha conferma anche dai dubbi espressi da molte persone trans che si domandano quali ripercussioni possano avere sul proprio stato di salute interventi così poco ortodossi e prolungati ma, parallelamente, si assiste anche al fenomeno inverso. Infatti c’è un movimento molto sentito che mira a depatologizzare la condizione di transessuale e il processo che porta al cambio anagrafico e che chiede, attraverso l’eliminazione della diagnosi, che la persona transessuale venga messa nella condizione di decidere da sola che cosa fare con il proprio corpo, senza dover far ricorso a diagnosi e tribunali. Forse una via di mezzo dovrebbe essere trovata mantenendo i controlli periodici e il follow up dello stato di salute delle persone trans a garanzia degli interessati.

Bibliografia

1_Hembree W.C. et al. Endocrine Treatment of Gender-Dysphoric/Gender-Incongruent Persons: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism. November 2017, 102(11):1-35. https://academic.oup.com/jcem/article/doi/10.1210/jc.2017-01658/4157558/Endocrine-Treatment-of

2_ Mepham N. et al. People with Gender Dysphoria Who Self‐Prescribe Cross‐Sex Hormones: Prevalence, Sources, and Side Effects Knowledge. The Journal of Sexual Medicine. December 2014, Volume 11, Issue 12, 2995 – 3001 http://www.jsm.jsexmed.org/article/S1743-6095(15)30619-6/fulltext

3_Asscheman H. et al. A long-term follow-up study of mortality in transsexuals receiving treatment with cross-sex hormones. European Journal of Endocrinology. April 2011;164(4):635-42. http://www.eje-online.org/content/164/4/635.long

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Dare una risposta alla domanda: “Chi sono io?”

Convegno TransAME. Identità di Genere – Sentire di appartenere al genere opposto a quello assegnato alla nascita.  

Si parla di disforia di genere quando una persona non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita. Delle persone transessuali spesso, per semplificare, si dice nati in un corpo sbagliato ma, per fortuna, non è così. “Il corpo di una persona transessuale non ha nulla di sbagliato, spiega Roberto Castello, endocrinologo, gruppo di lavoro sulla disforia di genere AME, Associazione Medici Endocrinologi, nell’introdurre il convegno “TRANS-AME Trattiamo Il Genere” che si apre domani 12 ottobre a Milano con il patrocinio del Comune di Milano. È una definizione che esprime il disagio che la persona transgender prova fino al momento in cui non riesce ad avere l’aspetto fisico considerato più coerente con il proprio vissuto;  tuttavia  ciò che viene percepito come “sbagliato” non è “tutto” il corpo. Oggi che gli interventi chirurgici di riattribuzione chirurgica del sesso non sono più obbligatori (sentenza della Cassazione 15138 del 20 luglio 2015) per essere riconosciuto nel genere al quale si sente di appartenere e ottenere il cambio di identità sui documenti, si assiste sempre di più alla volontà delle persone trans di mantenere inalterati i propri genitali, verso i quali spesso non provano alcun disagio. Forse è un fenomeno meno conosciuto ma esistono persone transgender non medicalizzate che quindi vivono nel genere al quale sentono di appartenere pur non assumendo alcuna terapia ormonale.

L’accettazione complessiva del proprio corpo è importante per mantenere un contatto positivo con il proprio corpo anche perché gli interventi non consentono di giungere alla stessa mascolinizzazione o femminilizzazione come se si fosse donne o uomini cisgender, e perché ci sono caratteristiche anatomiche che qualsiasi terapia ormonale (o chirurgica) non è in grado di modificare e con le quali la persona deve fare “pace” se non vuole rischiare di passare la propria vita in una sala operatoria rincorrendo un sogno irrealizzabile. Infatti, ad esempio, le mani non saranno mai sufficientemente femminili o maschili, o le spalle non potranno mai essere abbastanza larghe o la vita difficilmente quella di vespa ecc. ecc., entrando in un vortice alquanto pericoloso per la salute. Il limite della transizione, che non va ignorato se si vuole ottenere un certo benessere psico-fisico, è che questa non può per magia regalare un corpo “giusto” ma permette “solo” di modificare alcuni aspetti che si sentono più critici del corpo al quale è necessario imparare a voler bene, e accettare, esattamente come per qualsiasi altra persona. Infine, va anche chiarito che le persone transgender non sono malate: l’OMS sta per rimuovere l’identità transgender come disturbo mentale dalla sua lista globale di condizioni mediche”, conclude Castello.

Una nota curiosa: nella nostra società maschilista la transizione porta dei “vantaggi sociali” alla persona che da femmina assume l’identità maschile (FtM, female to male); mentre al contrario chi nasce maschio ed acquisisce un’identità femminile (MtF, male to female) ne acquisisce anche tutti gli “handicap” di genere.

“Così come il ruolo delle associazioni dei malati è ormai generalmente acquisito, prosegue Stefania Bonadonna, coordinatore del gruppo di lavoro AME sulla disforia di genere, a maggior ragione svolgono un ruolo fondamentale gli sportelli trans: oggi oltre quello a Milano esistono quelli di Bologna, Verona, Salerno, Reggio Calabria, Torino, Firenze e Genova che offrono sostegno, supporto e assistenza per affrontare le questioni legate alla transizione e alla vita quotidiana, nonché servizi di accoglienza e accompagnamento, consulenza psicologica, counseling telefonico, counseling per parenti e amici di persone transgender e consulenza legale.

Avere almeno un centro di riferimento a livello regionale, dove le persone trans possono trovare un team guidato dall’endocrinologo, ma completo di tutte le competenze degli altri specialisti (ginecologo, psicologo, urologo, chirurgo, ecc.) è importanti anche per far fronte al grave problema dell’automedicazione, conclude Stefania Bonadonna. Il passa parola, informazioni trovate on-line, terapie fai da te, sono molto pericolose perché fatte senza alcuna consulenza medica e fuori dagli opportuni controlli periodici necessari per rimanere in salute. Qualsiasi intervento, dalle terapie ormonali agli interventi chirurgici, deve essere fatto solo con la piena consapevolezza di cosa comporti il percorso di transizione, soprattutto perché si tratta di terapie mediche e chirurgiche irreversibili”.

“Come associazione che riunisce gli specialisti in endocrinologia, spiega Vincenzo Toscano, presidente AME Associazione Medici Endocrinologi, abbiamo su tutto il territorio nazionale una rete di professionisti endocrinologi che hanno acquisito esperienza nel trattare i problemi legati alla disforia di genere. Stiamo selezionando altri centri, almeno uno per ogni regione, che attraverso una formazione specifica possano diventare un riferimento dove le persone trans possano trovare risposte a 360 gradi.

Con il tempo siamo diventati il riferimento per gli sportelli trans e per tutte le persone che affrontano questo tema: con le persone transessuali siamo riusciti a costruire un cammino che consente anche a noi endocrinologi di essere meglio informati sulle loro specifiche difficoltà e, in questo modo, siamo in grado di informare sulle terapie e gli interventi più appropriati per ogni singolo caso.

È un impegno importante che vogliamo costruire insieme alle associazioni trans e anche attraverso un’opera di sensibilizzazione delle Istituzioni perché possano essere trovate soluzioni a tutte le problematiche che queste persone si trovano continuativamente ad affrontare ”, conclude il presidente.

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Comunicato stampa “Convegno TransAME”: Diritti negati in transito

Disforia di  Genere:  Nati in un corpo che non riconoscono. Sono circa 5.000 le persone in Italia in questa condizione

Nati in un corpo che non sentono conforme al genere in cui si riconoscono: uomini che si sentono donne e donne che si identificano nel genere maschile: la disforia di genere (DIG) è uno stato di disallineamento forte e persistente fra l’identità di genere, ossia la percezione che un individuo ha del proprio sé in quanto uomo o donna, e il sesso assegnato alla nascita secondo i dati biologici e cromosomici per cui convenzionalmente gli individui sono contrassegnati come maschi o come femmine. Il rapporto è di 3 a 1, con una prevalenza di 1 su 10/12.000 maschi e di 1 su  30.000 femmine. “La disforia di genere è difficilmente compresa perché viene spesso confusa con il travestitismo e legata a contesti quali prostituzione o tossicodipendenza con cui nulla ha in comune. Il desiderio di cambio di genere non è dettato da una preferenza sessuale ma è una questione di identità e risponde alla domanda: chi sono?”, afferma Piernicola Garofalo, Presidente AME ONLUS presentando il tema del convegno “TRANS-AME: Trattiamo il genere” promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi AME con il patrocinio del Comune di Milano che si  svolgerà a Milano il 12 ottobre.

I problemi nell’identità di genere appaiono generalmente già nei primi 5 anni di vita cogliendo i genitori del tutto impreparati anche solo a considerare e accettare qualcosa che faticano a comprendere. Il piccolo, o la piccola, si troverà solo a combattere contro le aggressioni dei compagni di giochi e, subito dopo, contro il bullismo a scuola.

“Dopo il compimento della maggiore età la persona con disforia di genere potrà, se avrà maturato questa decisione, avviare il processo di transizione che può essere molto lungo, afferma l’Avvocato Gianmarco Negri, e prevede innanzi tutto uno o più colloqui con uno psichiatra che deve certificare che la persona rientra nei parametri della disforia di genere. A questo punto, ottenuto il nulla osta, interviene l’endocrinologo che prescriverà le terapie ormonali. Si apre una fase che i protocolli indicano come obbligatoria di “real life test”, della durata  di  10-12 mesi circa, durante i quali la persona deve vivere con i vestiti del genere opposto, scegliere un nome con il quale essere appellata e sperimentare concretamente come si sente nell’identità alla quale sente di appartenere. La persona trans dovrà quindi tornare dallo psichiatra e dall’endocrinologo per ottenere le relazioni relative al percorso fino a quel momento compiuto. Ma, per poter realizzare gli interventi (se desiderati ed ora non più obbligatori) ed ottenere la rettifica anagrafica, la persona trans, avvalendosi di un avvocato, dovrà sottoporre le proprie richieste ad un Giudice. Può accadere che il Magistrato non ritenga sufficienti le relazioni prodotte dalla parte e che disponga una CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) con aggravio di costi e tempi per la persona che subisce, così una palese ulteriore privazione della libertà di scelta e negazione del principio di autodeterminazione. In Italia non esiste una norma che obblighi il riconoscimento di una persona con l’identità percepita nonostante  esista una raccomandazione europea”, conclude l’avvocato Negri.

“Il periodo di transizione senza i documenti validi, spiega Antonia Monopoli, responsabile dello Sportello Trans di ALA Milano Onlus, è uno dei più difficili tenuto conto il periodo a partire dal real life test (test di vita reale) fino al momento del riconoscimento legale della nuova identità, che varia di anni da persona a persona. In questo periodo i documenti di identità e l’aspetto della persona non coincidono, portando a una serie di problemi importanti: in caso di ricovero in ospedale la persona trans sarà collocata nel reparto che corrisponde a quello del documento e non a quello di appartenenza. Anche nel lavoro le persone trans sono discriminate indipendentemente dalle competenze. La privacy è continuamente negata dovendo spiegare la propria condizione tutte le volte che è necessario presentare un documento di identità: in occasione di elezioni  per esprimene il proprio voto, per viaggiare in aereo, ma anche semplicemente alla posta per il ritiro di una raccomandata con un evidente conflitto con il diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU)”.

Anche gli studenti universitari hanno problemi: alcuni atenei accolgono la possibilità di un doppio libretto (uno resta in segreteria) e l’altro per gli esami;  la situazione nelle scuole superiori o medie è anche peggiore.  In caso di arresto si è collocati  in un carcere maschile anche se l’aspetto è femminile (e viceversa) con i problemi che si possono comprendere.

Una volta completata la transizione i problemi non finiscono: il  cambio di codice fiscale e della carta d’identità hanno eliminato una persona e ne hanno creata un’altra ma in questo modo si è perso tutto il bagaglio di informazioni. Soprattutto da un punto di vista medico la transizione non cancella le malattie e la propria storia clinica. La modulistica medica di raccolta dell’anamnesi prevede solo i generi donna e uomo, ma una persona trans non può essere incasellata in queste categorie. L’introduzione di nuove categorie, FtM per una persona che da donna ha assunto l’identità maschile e MtF per il contrario, sarebbero necessarie per evitare lunghe spiegazioni per ottenere interventi appropriati. La nuova identità infatti non cancella la propria natura e tutta una serie di parametri, ad esempio,  quelli ematici non rientrano perfettamente nè in quelli  di un uomo nè in quelli di una donna.

La sola esistenza riconosciuta del genere F o M nella documentazione medica non consente la raccolta di dati e casistiche sulle persone trans utili per comprendere quali possono essere i problemi che il processo di transizione porta con sè: oggi, a parte la buona volontà di singoli medici, non c’è la possibilità di tracciare le condizioni di salute delle persone trans. Studi sugli effetti a lungo termine dei farmaci assunti sarebbero utili ma necessiterebbero di una mappatura.

“Il processo di transizione è spesso un momento atteso da anni, spiega Stefania Bonadonna, endocrinologo e coordinatore del gruppo di lavoro AME sulla disforia di genere, e carico di grandi aspettative che porta a volere tutto subito e a sottovalutare le implicazioni mediche che il passaggio comporta. Il medico opera con la principale indicazione di non nuocere ma gli interventi che consentono la transizione sono “innaturali” e l’organismo non risponde a comando. Qualunque cura o intervento chirurgico ha possibili effetti collaterali tanto più se è mirato a una trasformazione che il corpo umano non prevede e hanno la necessità di tempi che spesso i pazienti non comprendono. La terapia medica è complessa e deve essere personalizzata e questo la rende abbastanza disomogenea. Anche gli studi clinici, sia per il numero esiguo di pazienti che per la mancanza di fondi, sono spesso insoddisfacenti e va ricordato che la genetica non si cambia con il codice fiscale.

L’Associazione Medici Endocrinologi, ha creato un gruppo di lavoro dedicato alla disforia di genere con l’obiettivo di favorire la formazione degli operatori promuovendo incontri per supportare e orientare le persone con DIG. Il gruppo ha anche la finalità di creare una rete endocrinologica esperta sul territorio nazionale, con almeno un centro per regione, che possa dare risposte sulla base delle esperienze più avanzate sul nostro territorio, predisporre linee guida condivise, raccomandazioni sui trattamenti e poter essere un punto di riferimento per le persone che hanno difficoltà a trovare centri e strutture in grado di proporre interventi appropriate”, conclude l’endocrinologa.

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AME Onlus – Comunicato stampa

Disforia di genere, sono oltre 4mila le persone trans In Italia: tante le difficoltà da affrontare. “Tra le nuvole”, forse è così che si sentono le persone che nascono nel sesso diverso da quello a cui sentono di appartenere. Dal punto di vista medico la disforia di genere (DIG) è una condizione di grande disagio perché è l’intera identità che è messa in discussione e con essa le relazioni familiari, amicali, lavorative e occasionali.

“Sono persone che esprimono una richiesta d’aiuto globale, spiega Piernicola Garofalo, Presidente AME ONLUS, Associazione Medici Endocrinologi, e hanno bisogno di un intervento non solo medico ma di un supporto complessivo di orientamento. Basti pensare cosa implica cambiare il proprio corpo per comprendere la profondità e i significati di un intervento di tipo farmacologico e/o chirurgico che coinvolge l’anima stessa della persona.

Per far fronte anche alla complessità degli interventi che questa condizione richiede, l’AME, Associazione Medici Endocrinologi, crea un gruppo di lavoro che ha l’obiettivo di favorire la formazione nello specifico campo promuovendo incontri per supportare e orientare le persone con DIG.

Il gruppo ha anche la finalità di creare una rete endocrinologica esperta sul territorio nazionale, con almeno un centro per regione, che possa dare risposte sulla base delle esperienze più avanzate sul nostro territorio, predisporre linee guida condivise, raccomandazioni sui trattamenti e poter essere un punto di riferimento per le persone che hanno difficoltà a trovare centri e strutture in grado di proporre interventi appropriati”.

“E proprio domani, spiega Stefania Bonadonna, Referente AME per la Regione Lombardia, a Milano, si inaugura la mostra fotografica “Tra le nuvole” presso la Casa dei Diritti di Milano con il sostegno del Comune di Milano, alla quale l’AME ONLUS è stata invitata quale riconoscimento per l’impegno professionale a favore delle persone Lgbt.

Tra le nuvole” è un progetto fotografico che racconta il transessualismo attraverso ritratti di dieci modelli che raccontano le loro storie e il loro percorso in una modalità artistica e ironica”.

“Ma sarà anche l’occasione per far conoscere la nascita di un servizio di endocrinologia all’interno dell’associazione ALA Milano Onlus che vuole diventare un punto di riferimento per le esigenze di un’ampia comunità di persone trans, in collaborazione con lo Sportello Trans che dirigo, spiega Antonia Monopoli, che è diventato dal 2009 un punto che offre accoglienza, ascolto, orientamento e accompagnamento, volto a persone transessuali e transgender e ai loro affetti. Gli incontri individuali si svolgono il mercoledì, 2 sabati al mese i gruppi ama (auto mutuo aiuto) ed è disponibile una linea telefonica dedicata (377.70.79.633). Il servizio è situato in via Pietro Boifava 60/A zona Teatro ATIR Ringhiera Milano.

Per sapere di più:
Associazione Medici Endocrinologi

TRA LE NUVOLE – Comunicato stampa


UN PROGETTO FOTOGRAFICO DI PAOLA ARPONE E GEORGIA GAROFALO

  INGRESSO LIBERO 3/19 NOVEMBRE 2016

Via De Amicis 10 Milano 

A pochi giorni dalla Giornata della Memoria delle Vittime della Transfobia, il Transgender Day of Remembrance, che si celebra in tutto il mondo il 20 di novembre,  il Comune di Milano in collaborazione con ALA Milano Onlus, presenta, alla Casa dei Diritti di Milano, la mostra fotografica a cura di Paola Arpone e Georgia Garofalo: TRA LE NUVOLE – ELOVUN EL ART, in esposizione dal 3 al 19 novembre 2016 con inaugurazione alla presenza delle autrici, e della testimone Francesca Vecchioni apertura al pubblico e aperitivo giovedì 3 novembre 2016 alle ore 18:30.

La mostra è una selezione di 10 ritratti allegorici di modelli transessuali Male to Female e Female to Male realizzati su uno sfondo azzurro coperto di nuvole. Le immagini esaltano ironia e fascino dei soggetti, tutti vestiti al maschile, bombetta per gli uomini e tacchi a spillo per le donne. Gli scatti sono intervallati da nove pannelli informativi contenenti alcune nozioni reali riguardanti la transessualità.

A tutti i modelli è affidato un palloncino sul quale è scritta una parola che li rappresenta, sia essa legata a un desiderio passato, a un sentire presente o a un’aspirazione futura. Ogni modello porta un piccolo oggetto distintivo, un papillon per gli uomini e un bracciale per le donne, realizzati dalla stilista argentina Noelia Paragliola e ispirati alla bandiera Transgender a fasce, azzurro, rosa e bianco.

A corredo dell’esposizione è proiettato sulla parete centrale della Casa dei Diritti un contributo di video-arte, ovvero un montaggio del making-of del set fotografico e delle interviste ai modelli .

In occasione degli ultimi giorni di apertura al pubblico della mostra, il 17 novembre 2016 alle ore 18:30 è previsto un dibattito condotto dai relatori della Casa dei Diritti in cui interverranno i protagonisti e promotori dell’iniziativa Antonia Monopoli e Gianmarco Negri, preceduto dalla proiezione di un documentario dedicato alle loro rispettive esperienze di vita e lavoro realizzato da Paola Arpone e Georgia Garofalo con il contributo di Zelia Zbogar per le interviste e Daniela Federico per montaggio.

PAOLA ARPONE  ENOPRA ALOAP

Paola Francesca Arpone nasce a Milano. Intraprende sin da giovanissima la carriera fotografica collaborando con Oliviero Toscani, Guido Harari, Giuseppe Pino, Pino Guidolotti e altri, al SuperStudio 13 di Milano dove lavora come assistente fotografa. Dal 1997 diventa fotografa professionista. Ha pubblicato su riviste e quotidiani come Style, Class, Panorama, Il Corriere della Sera, Io Donna, La Repubblica e altri. Ha anche collaborato con case discografiche ritraendo artisti come Tiziano Ferro, Paolo Nutini, Arisa, Giuliano Palma e Cristina Donà. Come fotografa pubblicitaria e corporate ha lavorato con diverse agenzie e compagnie quali Leo Burnett, Ebehard e Virgin Radio.

GEORGIA GAROFALO  OLAFORAG AIGROEG

Diplomata presso la scuola del fumetto di Milano nel 2003, intraprende la carriera di scenografa presso villaggi turisti e produzioni cinematografiche indipendenti. Nel 2005 approda all’Atelier Quattordici Grafica Upiglio 22205 dove si appassiona all’arte incisoria e nel quale lavorerà per un breve periodo come stampatrice qualificata, in quei anni con l’appoggio di stampatori noti come Daniela Lorenzi e Daniele Upiglio partecipa a mostre collettive come “13×17  www.padiglioneitalia” a cura di Philippe Daverio & Associati mostra itinerante tutt’ora riproposta in tutta Italia, e “Corrispondencia” a cura di Helena FreddiCentro Universitario Belas Artes de Sao Paulo du Brasil, Daniela LorenziDa stampatrice calcografica a stampatrice fotografica il passaggio e’ breve, questo le permetterà di avvicinarsi alla tecnica fotografica e di grafica digitale. A Maggio 2015 riprende il suo percorso artistico con una personale fotografica, col quale dà inizio a contaminazioni creative. Attualmente lavora come freelance fotografa collaborando con studi fotografici, privati, agenzie di eventi ed enti regionali quali Alto Adige-Sud Tirol (per manifestazioni al padiglione Alto Adige in Expo2015),
e stampatrice calcografica presso A14.

Si ringraziano i modelli Antonia, Gianmarco, Eleonora, Diego, Gloria, Christian, Annalisa, Federico, Samantha, Emanuele, e Daniela Federico per il montaggio video, Tea Dragano per la postproduzione foto, Zelia Zbogar per i testi e le interviste,  la stilista Noelia Paragliola e Valentina Grassini per il font delle scritte.

INFO Casa dei Diritti via De Amicis 10 Milano Tel 02.88441641
e-mail: pss.casadeidiritti@comune.milano.it

Sportello Trans ALA Milano via Boifava 60/A Milano Tel 3777079633
e-mail: info@sportellotransalamilano.it

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Documento Politico Milano Pride 2016 – “Nessuna Esclusione!”

Era il 27 Giugno del 1969 quando Sylvia Rivera iniziò la rivoluzione per la liberazione delle persone gay, lesbiche e trans. Per la prima volta ci prendevamo il diritto e la libertà di esistere e il 27 giugno è diventato il simbolo della nostra battaglia per la piena eguaglianza.

Dopo oltre 40 anni di movimento italiano LGBTQIA* (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersex, Asessuali), finalmente il nostro paese ha deciso di intraprendere un percorso verso l’uguaglianza di tutti e tutte, un percorso che ancora non è giunto al suo traguardo.

Le unioni civili sono state approvate, ma la discussione sul DdL Cirinnà, svoltasi in Senato e recentemente alla Camera dei Deputati, ha evidenziato una diffusa incapacità dell’attuale classe politica di rappresentare le istanze di tutte le persone “LGBTQIA* e, in senso ancora più esteso, le istanze di tutte quelle persone (amici, famigliari, compagni e anche molti credenti) che sostengono le nostre battaglie per la pari dignità umana e sociale.

Il compromesso al ribasso sulla nostra pelle – che ha portato allo stralcio della “stepchild adoption” e di altri diritti con il mero scopo di creare un istituto giuridico quanto più differenziato dal matrimonio – ha segnato una brutta pagina nella storia legislativa del nostro Paese, ponendo le basi per un regime di apartheid nei confronti delle persone lesbiche, gay e transgender italiane.

Non solo, episodi come la scritta FAMILY DAY sul Palazzo della Regione Lombardia sono indicatori della facilità con cui il potere di un’ideologia politica o religiosa viene a soverchiare la laicità dello Stato italiano, alimentando l’odio omotransfobico che ogni giorno siamo costretti a sopportare. Tutto ciò contribuisce ai giochi elettorali di quei partiti che fanno populismo e demagogia, scagliandosi non solo contro la nostra comunità, ma anche contro le minoranze etniche o religiose.

Questo schiaffo inaccettabile alla nostra dignità ci porta a rilanciare con sempre più forza, convinzione e sovversiva fierezza, un’idea di famiglia inclusiva, colorata da mille sfumature e differenze, dove tutti gli amori possano trovare finalmente cittadinanza, tutela e pieno riconoscimento.

Le nostre famiglie continueranno ad esistere, malgrado il dibattito politico abbia cercato in ogni modo di considerarle un’eventualità futura, quasi fossero una condizione da approvare. Ma la verità è che la nostra condizione deve semplicemente essere riconosciuta, dallo Stato, come dalla Legge.

Così, dopo aver ascoltato la spesso penosa discussione portata avanti dai nostri parlamentari su cosa dovrebbe essere una famiglia – un dibattito fatto sopra le nostre teste e spesso senza rispetto alcuno per le nostre vite – noi ci riprendiamo la parola, chiedendo uguaglianza.

E infine, vogliamo volgere l’attenzione anche sul periodo storico nel quale ci troviamo: la nostra quotidianità deve fare i conti con la piaga del terrorismo, permettendo alla paura di fare da padrona e condizionare le nostre vite. Inermi assistiamo a tristi strumentalizzazioni politiche di questa paura. Parte di coloro che vorrebbero negare a noi la parità di diritti e insegnarci che cos’è una famiglia sono infatti gli stessi che promuovono un’idea di cittadinanza che nei fatti marginalizza chi avrebbe la “colpa” di nascere fuori dall’Europa.

L’Europa dice che non potersi permettere economicamente alcuna solidarietà, ma è abbastanza ricca per pagare svariati miliardi alla Turchia (ma non solo) pur di tenere lontano dalle nostre frontiere persone che avrebbero il diritto di entrarci: esternalizza le frontiere, sposta i problemi più in là, facendo fare il lavoro sporco a regimi totalitari che non rispettano i diritti di migranti, minoranze, donne e persone LGBT, irridendo così i valori di cui l’Europa si è sempre fatta vanto.

Il 23 Gennaio più di 1 milione di persone sono scese in piazza per gridare un messaggio chiaro: “Svegliati, Italia!”. Abbiamo cercato, in quell’occasione di ribadire, ancora una volta, che una parte del popolo italiano sta aspettando diritti umani, riconosciuti tali dalle più importanti istituzioni internazionali, a cominciare dalla Corte di Giustizia Europea che chiede all’Italia maggiori tutele per le famiglie omogenitoriali.

Per questi motivi, il 25 giugno scenderemo ancora per le strade per dire basta a tutti gli apartheid, basta ai diritti civili negati. Per quelle persone transgender, gay, lesbiche, donne, o migranti che una certa parte politica e culturale considera cittadini “inferiori”. Scendiamo nelle piazze per il nostro diritto di esseri Umani di autodeterminare il nostro percorso di vita in uno stato che garantisce pari diritti, pari doveri e pari dignità degli amori, come affermato anche dal nostro Presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, il 17 maggio in occasione della giornata internazionale contro omotransfobia, di cui riportiamo un passo.

“La piena realizzazione di questa libertà, che deve appartenere a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale delle persone è essenziale per la costruzione di un ordinamento che garantisca il pieno rispetto dei diritti fondamentali e costituisca un pilastro della convivenza civile, in applicazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo tre della Costituzione. Sulla capacità di respingere ogni forma di intolleranza si misura la maturità della nostra società. L’intolleranza affonda le sue radici nel pregiudizio e deve essere contrastata attraverso l’informazione, la conoscenza, il dialogo e il rispetto”.

Il Milano Pride 2016 chiede che il parlamento:

  • Intraprenda un percorso verso il matrimonio egualitario e la possibilità di accedere all’adozione alle persone LGBTQIA per la tutela della genitorialità omosessuale;
  • Riconosca con una legge la protezione da qualsiasi atto discriminatorio, violenza fisica o verbale contro persone omosessuali, transgender e le loro famiglie e ai loro famigliari;
  • Tuteli il diritto dell’identità personale delle persone transessuali, transgender e intersex italiane, permettendo al disegno di legge 405 a firma Lo Giudice “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, fermo nel suo iter parlamentare, di arrivare alla discussione in aula. Si metterebbe così fine alla norma sullo scioglimento del matrimonio dopo la rettificazione anagrafica e si arriverebbe, finalmente, a legiferare sul diritto della persona intersex a non dover subire interventi chirurgici indesiderati spesso in età precocissima;
  • Promuova con una legge il diritto al lavoro e quello alla salute per le persone transgender e transessuali italiane;
  • Riprenda, senza tentennamenti e imposizioni clericali ed omofobe, il lavoro fatto nelle scuole con la Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
  • Sostegno al diritto di asilo per persone LGBTI provenienti da paesi dove l’omosessualità e la transessualità sono condannate e discriminate;
  • Promuova delle politiche antidiscriminatorie sul mondo del lavoro.

Milano Pride 2016 chiede che il Governo e le amministrazioni locali:

  • Condannino ogni forma di omotransfobia e razzismo travestita da libertà di pensiero;
  • Condannino in quanto antiscientifico e pericoloso ogni tentativo di terapia di conversione delle persone LGBTA;
  • Adottino politiche innovative di prevenzione alla malattie a trasmissione sessuale e di sostegno alle persone sieropositive;
  • Orientino la loro azione nel totale rispetto della laicità dello Stato;
  • Promuovano la costruzione di una società multietnica e inclusiva per tutte le minoranze e cioè totalmente inclusiva per tutte le minoranze dando pieno compimento all’articolo 3 della Costituzione che garantisce parità e uguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali;
  • Orientino la scuola e l’università alla lotta a ogni forma di bullismo e la programmazione scolastica alla promozione della cultura delle differenze;
  • Rifiutino ogni forma di razzismo, violenza, maschilismo, misoginia e neo fascismo e agiscano per cancellare l’oppressione o lo svilimento della dignità di ciascuna persona.

LE ASSOCIAZIONI DEL COORDINAMENTO ARCOBALENO

  1. Agedo
  2. ALA Milano Onlus
  3. ArcilesbicaZami
  4. B.Rain Bicocca Rainbow
  5. Associazione Radicale Certi Diritti
  6. CIG arcigay
  7. Circolo Culturale TBGL Harvey Milk
  8. GayStatale Milano
  9. Le rose di Gertrude
  10. Milano Pride sport
  11. PoliEdro
  12. Renzo e Lucio
  13. Studenti BESt

Manifesto Politico Milano Pride 2015 #Hungry4HumanRights

I diritti nutrono il pianetaFeeding the planet with Human Rights

 L’Italia impone alla comunità LGBTQIA, Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali l’emarginazione nei Diritti. In questo momento, il nostro paese, come molti altri, sta vivendo una situazione di recessione economica, di crisi dei valori e delle relazione umane. Le persone sentono di vivere una condizione ingiusta e come in altri periodi storici di frustrazione sociale riemergono con forza movimenti oscurantisti ed irrazionali.

Noi, la nostra comunità, le nostre famiglie, i nostri affetti, le nostre identità e i nostri amori sono quotidianamente offesi da movimenti neo fascisti e da gruppi fondamentalisti religiosi. L’Italia si colloca al di fuori dello scenario europeo perché incapace di garantire il pieno compimento della Democrazia attraverso il riconoscimento della piena parità di diritti per tutti e tutte. Con ostinazione la classe politica elude ogni iniziativa di riconoscimento legislativo delle nostre famiglie e di riconoscimento della piena cittadinanza per le persone transgender, di lotta al pregiudizio e alla discriminazione.

Anche se i politici sono stati e sono tuttora incapaci di promuovere politiche utili all’accoglienza e alla diffusione di un sentimento di uguaglianza e rispetto della dignità e del valore di tutte le diversità, la società dai moti di Stonewall a oggi, ha fatto dei grandi passi avanti per accogliere tutte le minoranze. Nonostante questi progressi, gruppi e movimenti di fanatici continuano ad agire liberamente, diffondendo odio omotransfobico e razzista verso la nostra e le altre minoranze, millantano una fantomatica e pericolosa “ideologia del gender”, totalmente scollegata dagli studi sul genere, per promuovere unicamente una visione anacronistica dell’affettività e della sessualità rigorosamente e limitativamente procreativa per sostenere la loro ideologia creazionista.

Questi movimenti sono spesso spalleggiati da istituzioni e gruppi politici desiderosi di cavalcare l’insoddisfazione generalizzata delle persone con il solo scopo di raccogliere facile consenso elettorale, dimenticando totalmente i diritti fondamentali degli essere umani e dei cittadini/e. Diritti ed eguaglianza sono termini che dovrebbero ben rappresentare la volontà di porre tutti allo stesso livello. Ma questi sono termini che da soli non dicono niente se sganciati dal principio e dalla volontà che ha sempre animato il Movimento LGBTQIA e il Pride: la conquista e la tutela della libertà e dell’autodeterminazione.

Libertà che esiste solo all’interno di una dimensione laica dello stato dove l’essere umano occupi una posizione centrale e dove nulla sia posto al di sopra di esso. Libertà che esiste solo quando comprenderemo che ogni riconoscimento è una conquista per tutta la società. La nostra comunità torna a chiedere al parlamento di tradurre in legge le nostre richieste con la massima urgenza.

Per questo motivo il 27 giugno 2015 la comunità LGBTQIA milanese scenderà in piazza per rivendicare con fierezza il DIRITTO delle persone di autodeterminare il proprio percorso di vita, denunciando l’immobilismo politico-istituzionale e la crescita di fenomeni omotransfobici e razzisti mascherati da libertà di espressione e di pensiero.

Il Milano Pride 2015 chiede che il Parlamento:

– Riconosca con una legge il diritto al matrimonio e all’adozione alle persone LGBTQIA e la tutela della genitorialità omosessuale.
– Riconosca con una legge le convivenze tra coppie dello stesso sesso e di sesso diverso.
– Riconosca con una legge la protezione da qualsiasi atto discriminatorio, fisico o verbale contro persone omosessuali, transgender e le loro famiglie e ai loro famigliari.
– Riconosca il diritto al riconoscimento della propria identità di genere senza dover passare attraverso la sterilizzazione chirurgica imposta.
– Approvi il disegno di legge 405 “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”.
– Riconosca con una legge il diritto al lavoro, alla salute per le persone transgender e transessuali.
– Riprenda, senza tentennamenti e imposizioni clericali ed omofobe, il lavoro fatto nelle scuole con la Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.
– Sostegno al diritto di asilo per persone LGBT provenienti da paesi dove l’omosessualità e la transessualità sono condannate e discriminate

Milano Pride 2015 chiede che il Governo e le Amministrazioni Locali:

– Condannino ogni forma di omotransfobia e razzismo travestita da libertà di pensiero.
– Condannino in quanto antiscientifico e pericoloso ogni tentativo di terapia di conversione degli omosessuali.
– Adottino politiche innovative di prevenzione alla malattie a trasmissione sessuale e di sostegno alle persone sieropositive.
– Orientino la loro azione nel totale rispetto della laicità dello Stato.
– Promuovano la costruzione di una società multietnica e inclusiva per tutte le minoranze e cioè totalmente inclusiva per tutte le minoranze dando pieno compimento all’articolo 3 della – Costituzione che garantisce parità e uguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali
– Orientino la scuola e l’università alla lotta a ogni forma di bullismo e la programmazione scolastica alla promozione della cultura delle differenze
– Rifiutino ogni forma di razzismo, violenza, maschilismo e neo fascismo e agiscano per cancellare l’oppressione o lo svilimento della dignità di ciascuna persona.
– L’Italia di Expo2015 accoglie il mondo ignorando la conquista di una democrazia matura e compiuta nei diritti e nell’uguaglianza di decine di paesi ospiti: l’Italia merita l’orgoglio di una svolta nei diritti e nelle libertà. I diritti nutrono i pianeta.

Le Associazioni del Coordinamento Arcobaleno TLGBQIA di Milano e provincia:

1 – Agedo
2 – ALA Milano Onlus
3 – Gruppo LGBTQ e friendly “Alziamo la testa”
4 – ArcilesbicaZami
5 – Arcobaleni in marcia
6 – Studenti BESt
7 – Associazione Radicale Certi Diritti
8 – CIG arcigay
9 – Circolo Culturale TBGL Harvey Milk
10 – Equality
11 – GayStatale Milano
12 – Gaystreet, via Sammartini
13 – Le rose di Gertrude
14 – Milano Pride sport
15 – PoliEdro
16 – Associazione culturale GLBT
17 – Renzo e Lucio
18 – Rete Genitori Rainbow
19 – The Colors of True Love

AGEDO
A.GE.D.O. è una organizzazione di volontariato sociale, nata nel 1993 come associazione di genitori, parenti e amici di persone omosessuali, con lo scopo di aiutare e sostenere quei genitori che vivono uno stato di disagio e di sofferenza per la scoperta dell’omosessualità dei propri figli.

ALA Milano Onlus
ALA Milano Onlus è un’ organizzazione laica che si occupa di interventi sociali sia sul territorio nazionale che internazionale. Dal 1996 promuove la tutela della salute delle persone, le pari opportunità e la lotta alle discriminazioni. Interviene nei seguenti ambiti: dipendenze (droghe e alcol), HIV/Aids e MTS in genere (sessualità sicura), dispersione e disagio scolastico, bullismo, violenza di genere, prostituzione, disagio psicologico, persone a rischio di esclusione sociale, transessualità, inserimenti lavorativi, ricerche sociali e cooperazione internazionale.

Alziamo la Testa
Il gruppo lgbtq e friendly “Alziamo la testa” è nato a Milano nel luglio del 2009 come comitato solidale antirazzista lgbt per contrastare le disuguaglianze di genere, l’omo-transfobia e i vuoti giuridici circa la piena inclusione delle minoranze affettivo-sessuali. E’ un gruppo informale per scelta, con un’organizzazione orizzontale senza tesseramento e con un portavoce. Siamo aperti a tutte le persone lgbtqai, etero, italiane e non, ma soprattutto siamo amici. Per noi le relazioni significative tra i volontari sono estremamente importanti. Ci occupiamo di aggregazione attraverso il cineforum, le cene e gli aperitivi ma anche le presentazioni di libri. Sosteniamo e promuoviamo eventi e manifestazioni a tematica lgbtq che esprimono connotazioni etiche, antirazziste e solidali.

ArciLesbica Zami
ArciLesbica e’ portatrice di un femminismo lesbico. La differenza di genere è un fattore operante nel movimento lgbt come negli altri ambiti sociali, capace di condizionare i processi di assunzione di responsabilità e le scelte di priorità. Per aumentare l’espressività lesbica, dal 1997 ArciLesbica Zami opera a Milano come soggetto collettivo femminile e tuttavia integrato nell’universo lgbt della città.

Arcobaleni in Marcia
E’ un gruppo nato a Milano nel novembre 2008 da attivisti ed attiviste Lgbt del Movimento Umanista. Da allora si occupa di sensibilizzazione sulle tematiche della discriminazione a 360° poiché ritiene che questo fenomeno in ogni sua forma, abbia le stesse origini e che sia necessario il dialogo e l’unione di tutte le forze impegnate in questo campo per poterla superare.Arcobaleni in Marcia s’impegna per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti delle minoranze: LGBT, diversamente abili, migranti, rom e di tutte quelle categorie sociali (donne, anziani, nuove generazioni) che ancora subiscono discriminazioni.
Da diversi anni il gruppo collabora attivamente con le realtà milanesi del mondo LGBT e dei migranti.

Studenti B.E.St.
L’associazione Studenti B.E.St. – Bocconi Equal Students promuove l’uguaglianza di tutti e il rispetto delle molte identità presenti nella nostra Università e nei luoghi in cui viviamo. B.E.St. ha lo scopo di diffondere una cultura del rispetto delle diversità di orientamento sessuale, di genere, di abilità, di etnia, religione e cultura, creando spazi di condivisione per sensibilizzare, approfondire, dialogare e discutere sul tema in tutti i suoi aspetti culturali, economici, manageriali, etici, giuridici, sociali e storici. B.E.St. organizza eventi, conferenze, cineforum e dibattiti su questi argomenti.

Associazione Radicale Certi Diritti
L’Associazione Radicale Certi Diritti è un centro di iniziativa politica nonviolenta, giuridica e di studio per la promozione e la tutela dei diritti civili, per la responsabilità e la libertà sessuale delle persone.

CIG ArciGay Milano
Il CIG Centro di Iniziativa Gay Arcigay Milano nasce il 27 febbraio del 1984. Da allora si è costantemente impegnato, non solo nella nostra città, per la tutela dei diritti delle persone discriminate in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Trent’anni di interventi nelle scuole, di assistenza telefonica e sanitaria, di convegni e dibattiti, di manifestazioni cittadine come i PRIDE che hanno raccolto e coinvolto migliaia di persone, scese in piazza per ribadire diritti, parità ed eguaglianza. Trent’anni di attività che hanno contribuito alla diffusione e all’approfondimento della cultura LGBT, grazie anche al contributo di iniziative nate all’interno dell’associazione come il Festival del Cinema Gay Lesbico MIX e a strutture a disposizione di tutti, come il Centro di Documentazione Omologie.

Circolo culturale Harvey Milk
Il Circolo Harvey Milk è un’associazione nata da una primaria ed essenziale esigenza culturale, Un’associazione di volontariato, politicamente impegnata ma non partitica, che vuole dare un taglio differente al rapporto tra la comunità LGBT e la società in cui noi tutti viviamo.
Le nostre attività sono, da sempre, aperte a 360° e trasversali. Facciamo leva sull’informazione, consapevoli che il pregiudizio nasce dall’ignoranza e, spesso, la non-conoscenza delle varie forme di affettività e di genere portano ad osteggiarle.
“se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando intaccheranno poi i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo.” cit. Harvey Milk

Equality Italia
Equality Italia è una rete trasversale di persone che operano per i Diritti Civili. E’ un’organizzazione nazionale di respiro europeo che vuole rappresentare, con il suo operato, una nuova consapevolezza dei Diritti Civili. Obiettivo comune dei membri, con il raggiungimento dei risultati, è quello di ottenere per Equality Italia uno specifico, esplicito e riconosciuto ruolo politico ed istituzionale. Con una rete di collaborazioni in continua evoluzione, vuole generare – nel rispetto dei suoi Valori – un contributo reale a favore di tutti i suoi interlocutori. Le iniziative dell’associazione hanno lo scopo di contribuire allo sviluppo di una nuova cultura sociale ed economica del nostro Paese.

GayStatale Milano
GayStatale è il collettivo della comunità LGBT dell’ Università degli Studi di Milano, nato con lo scopo di sostenere la lotta per i diritti umani LGBT e combattere l’omotransfobia all’interno della Statale. Nostro fine è anche quello di promuovere lo sviluppo di un ambiente tollerante, laico e aperto ed essere un’occasione di socializzazione per tutti gli studenti di qualsiasi orientamento sessuale e identità di genere dell’ateneo (e non), interessati a promuovere le tematiche LGBT, creando uno spazio inclusivo favorevole alla libera condivisione, l’incontro e la discussione delle esperienze dei partecipanti. Il collettivo si definisce come politico, ma apartitico. Ogni anno organizziamo iniziative culturali come conferenze e cineforum a tematica LGBT, ma anche laboratori didattici e trasmissioni radiofoniche sulla radio della Statale. Non mancano anche aperitivi e momenti di svago per socializzare. Il collettivo è riconosciuto ufficialmente dall’Università degli Studi di Milano in quanto presentiamo regolarmente un bando per usufruire dei fondi di Ateneo destinati alle attività culturali.

Associazione Gay Street
L’associazione Gay Street è nata un anno fa e i motivi che hanno spinto i soci a farsi promotori della costituzione dell’associazione sono il continuo e inarrestabile abbassamento della qualità della convivenza civile in città e in particolare in via Sammartini (zona Stazione Centrale), che generano sacche di violenza e microcriminalità sempre più diffuse e il nostro intento è quello di tutelare i cittadini/e ma in particolare gli abitanti, la comunità glbt* e le loro attività presenti nella via, la prima Gay Street italiana (aprile 1993).

Le Rose di Gertrude
L’ associazione Le Rose di Gertrude viene fondata nel 2006 . Con sede legale a Magenta in provincia di Milano da statuto promuove cultura per combattere tutte le forme di discriminazione in particolare: l’ orientamento sessuale ed identità di genere. Principalmente opera nel Magentino – Novarese collaborando con altre associazioni a livello locale e nazionale sia del panorama LGBT che di vario indirizzo.

Pride Sport Milano
Il Pride Sport Milano è il coordinamento di tutte le persone e soggetti collettivi che vogliono essere protagonisti del fenomeno sportivo sostenendo i valori dello sport contro ogni forma di sfruttamento, d’alienazione, di discriminazione di qualsiasi genere con particolare riferimento al genere e all’orientamento sessuale; opera per il benessere dei cittadini, per il riconoscimento dei diritti umani e civili, dei valori di dignità umana, di uguaglianza, di non violenza e solidarietà tra le persone e tra i popoli e coopera con quanti condividono questi principi.

PoliEdro
Fare attivismo creando arte e cultura: questo è PoliEdro! L’associazione affronta e rappresenta le tematiche LGBT all’interno del Politecnico di Milano, tramite conferenze, cineforum, dibattiti,… collaborando spesso anche esternamente all’Ateneo per la realizzazione di eventi significativi. Si impegna, inoltre, ad aiutare i ragazzi e le ragazze che, nell’ambito universitario, riscontrano problemi legati all’orientamento sessuale, basandosi sulle esperienze dei membri dell’associazione

Associazione Culturale GLBT “PRIDE”
L’Associazione culturale GLBT pubblica mensilmente PRIDE, il magazine di cultura gay più diffuso e letto in Italia che ogni mese, dal 1999, parla di politica, attualità nazionale ed estera, società, cultura, cinema, musica, libri, fumetti, internet, viaggi, nightlife ecc. Cercando sempre di dare un taglio analitico alle notizie di cui si occupa, PRIDE ogni mese è ricco di contenuti e informazione di qualità.

Renzo e Lucio
Dal 2007 Renzo e Lucio glbts opera nel territorio della provincia di Lecco. Nostro impegno è creare sul territorio momenti di aggregazione per persone glbt ed operare per il rispetto ed il riconoscimento dei nostri diritti, per una società laica e rispettosa di tutti. Nell’associazione operano anche il gruppo giovani “Innominati ” ed il gruppo scuola . Il nome richiama l’altra coppia famosa del nostro territorio. La “S” finale dell’acronimo sta per simpatizzanti e rappresenta le persone eterosessuali che condividono il nostro operare.

Rete Genitori Rainbow
Associazione di Volontariato Rete Genitori Rainbow nasce il 14 febbraio 2011 dall’iniziativa di alcuni genitori separati, lesbiche e gay, con l’obiettivo di offrire servizi di ascolto e supporto ai genitori – lesbiche, gay, bisessuali e T* – con figli nati da precedenti relazioni eterosessuali, oltre che alle figure a loro collegate da vincoli di parentela o relazione.

The Colors Of True Love
The Colors Of True Love (TCOTL) nasce nel dicembre 2012 a Milano da un’idea di Lizzeth Velarde, madre lesbica di seconda generazione, come movimento contro la discriminazione di ogni tipo. In particolare TCOTL si concentra sulle persone LGBTQIA, immigrate, profughe, rom e di seconda generazione lottando per i loro diritti e contro la loro discriminazione. Da due anni il nostro movimento collabora attivamente con le realtà milanesi del mondo Lgbt e dei migranti

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Sulle recenti dichiarazioni di Bagnasco


Comunicato delle Associazioni Trans
Queste le dichiarazioni di Bagnasco altamente lesive della nostra dignità: “costruire delle persone fluide, che pretendano che ogni loro desiderio si trasformi in bisogno e quindi diventi diritto: individui fluidi per una società fluida e debole. Una manipolazione da laboratorio – denuncia Bagnasco – dove inventori e manipolatori fanno parte di quella ‘governance’ mondiale che va oltre i governi eletti e che spesso rimanda ad organizzazioni non governative che, come tali, non esprimono nessuna volontà popolare”.

Il fondamentalismo cattolico alza il tiro, diciamo che non lo ha mai abbassato, ora però sta diventando più agguerrito e violento. Attraverso la oramai nota e inesistente “Teoria del Gender” vengono lanciati strali, invettive, offese contro tutta la comunità trans. È sempre più chiaro che tutti questi attacchi rientrano in una strategia volta a colpire diritti, dignità e libertà faticosamente conquistate anche se non ancora acquisite. La loro retorica sta violando la dignità e costruendo nuovi pericolosi blocchi molto simili ad altri, purtroppo noti, fondamentalismi. Il Vaticano per l’ennesima volta mette bocca sulla nostra vita e questa volta attraverso le dichiarazioni di Bagnasco lo fa in maniera violenta, molto lontana dai loro tanto sbandierati principi umani. Noi non vogliamo rispondere a un’istituzione religiosa perché il nostro diritto si inscrive in altri e meglio riconosciuti percorsi politici e culturali. Non dobbiamo confrontarci con uno “stato altro” che si insinua nelle nostre vite. Ma denunciamo la retorica delle loro prediche volta ad aumentare odio, violenza ed esclusione. Molto chiaramente e senza mezzi termini denunciamo Bagnasco per violazione dei diritti umani.

MIT (Movimento Identità Transessuale)
Associazione Consultorio Transgenere
Arcigay Marcella Di Folco Salerno
ATN (Associazione Trans Napoli)
Spot Maurice Torino
Circolo Pink Verona
ALA Milano Onlus

Il peso delle parole

Ad uso e consumo dei giornalisti e delle giornaliste di Bergamo e non. A seguito dei tristi fatti di cronaca nera occorsi qualche giorno fa a Villa D’Adda non potevamo esimerci dall’inviare questo comunicato stampa che prova in maniera molto sintetica a fare un po’ di chiarezza sui termini che sarebbe opportuno utilizzare in questo caso (ed in moltissimi altri). Il peso delle parole

La Carta dei doveri del giornalista attribuisce al giornalista “il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discriminare mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”.

Nella maggioranza delle persone il sesso biologico e l’identità di genere coincidono, in altre no. Le persone transessuali e transgender sentono di appartenere al genere opposto a quello a cui le assegnerebbero i loro caratteri sessuali e in molti casi decidono di modificare la conformazione dei propri genitali attraverso l’iter di riassegnazione chirurgica del sesso. In Italia questo iter è regolato dalla legge 164 che esiste dal 1982.

È corretto parlare di persone transessuali Female to Male (FtM) quando è una donna biologica che transita verso l’identità maschile e di persone transessuali Male to Female (MtF) per gli uomini che compiono il percorso opposto, verso l’identità femminile.

Quando si fa riferimento ad una o ad un transessuale è bene partire dal modo in cui lei o lui preferisce definirsi, per rispetto delle differenze che esistono nei modi in cui gli individui affermano e comunicano la propria identità di genere e di conseguenza accordarne la grammatica.

Viado è un termine di origine brasiliana che viene frequentemente impiegato nelle cronache in riferimento alle persone transessuali che esercitano la prostituzione sulle strade. Nella lingua madre, nasce come contrazione di transviado, che significa “deviato“, “pervertito” e contiene quindi una connotazione fortemente dispregiativa. Connotazione che ha mantenuto anche nell’uso italiano, nonostante la perdita del riferimento diretto alla forma originaria. È consigliato perciò l’uso dei termini “persone transessuali” o “persone transgender” quando si descrive il fenomeno in termini generali e non specifici.

Arriverà il tempo in cui il rispetto per la persona, per l’individuo e la sua soggettività torneranno ad essere un elemento portante della società? Non esistono parole sbagliate, esiste un uso sbagliato delle parole. Per un ulteriore approfondimento della questione rimandiamo al sito “Parlare Civile” e alle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT” scaricabile nella sezione “Risorse Utili

Rompiamo il silenzio – Bergamo
Arcilesbica XX Bergamo

Bergamo contro l’omofobia
Proud 2Be – Gruppo Giovani Arcigay
Arcigay Cives Bergamo
Sportello Trans ALA Milano Onlus